La stagione della dichiarazione dei redditi porta con sé il solito, enorme grattacapo per migliaia di investitori italiani: come si dichiarano le criptovalute? Dopo la riforma organica della tassazione crypto, le regole del gioco sono chiare e l’Agenzia delle Entrate dispone oggi di strumenti di tracciamento avanzati (grazie anche alle direttive europee come la DAC8).
Nascondersi dietro l’anonimato della blockchain non è più una strategia perseguibile. Ecco cosa devi sapere per compilare correttamente il Quadro RW e calcolare le imposte.
L’obbligo di Monitoraggio Fiscale: Il Quadro RW
Il Quadro RW della dichiarazione dei redditi (Modello Persone Fisiche o 730) serve a monitorare le attività finanziarie detenute all’estero. Le criptovalute e i crypto-asset vanno indicati sempre, indipendentemente dal loro valore e dal fatto che si trovino su un exchange centralizzato (Binance, Coinbase, Kraken) o su un wallet privato (MetaMask, Ledger).
- Va indicato il valore dei crypto-asset all’inizio del periodo d’imposta (o al momento dell’acquisto) e il valore al termine dell’anno (31 dicembre).
L’Imposta sul Valore dei Crypto-Asset (Imposta di Bollo)
Sulle criptovalute detenute si applica un’imposta sul valore pari allo 0,2% annuo (esattamente come l’imposta di bollo sui conti deposito e dossier titoli finanziari). Questa imposta si calcola sul valore dei crypto-asset al 31 dicembre di ogni anno e va versata tramite F24.
Quando si pagano le tasse sulle plusvalenze (Capital Gains)?
Non tutti i movimenti crypto generano tassazione. La legge stabilisce che le plusvalenze (i guadagni generati dalla vendita o dallo scambio) sono tassate con un’imposta sostitutiva del 26%, ma solo se superano la soglia di franchigia di 2.000 euro per periodo d’imposta.
Cosa genera una plusvalenza tassabile?
- La conversione di crypto in valuta fiat (es. da Bitcoin a Euro).
- L’acquisto di beni o servizi pagando in criptovalute.
Cosa NON genera una plusvalenza tassabile?
- Lo spostamento di crypto da un wallet a un altro di tua proprietà.
- Lo scambio tra crypto e crypto (es. da Bitcoin a Ethereum), a meno che non si tratti di operazioni su stablecoin assimilate a valute estere in determinati contesti (punto su cui la prassi è in continua evoluzione).
Staking, DeFi e NFT: le regole specifiche
- Staking e Yield Farming: I proventi derivanti dal blocco delle crypto per validare la rete (staking) o dalla DeFi sono considerati “proventi da capitale” e vanno tassati al 26% nel momento in cui entrano nella disponibilità dell’utente.
- NFT (Non-Fungible Tokens): Se l’acquisto e la vendita di NFT è sporadica, segue le regole dei crypto-asset. Se invece crei e vendi NFT in modo sistematico, la tua attività diventa commerciale/professionale, richiedendo l’apertura della Partita IVA come digital artist o creator.
Calcolare il costo fiscale storico delle crypto può essere un incubo matematico. Evita sanzioni per omessa dichiarazione che possono variare dal 3% al 15% del valore non dichiarato.

