
Il regime forfettario rappresenta ancora oggi una delle principali possibilità di semplificazione fiscale per professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori.
La sua convenienza, tuttavia, non può essere valutata esclusivamente considerando l’aliquota dell’imposta sostitutiva. Per capire se il regime è realmente vantaggioso occorre considerare anche ricavi, costi sostenuti, contributi previdenziali, situazione familiare e prospettive di crescita dell’attività.
Che cos’è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato destinato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che rispettano determinati requisiti.
Il reddito imponibile non viene determinato attraverso la differenza analitica tra ricavi e costi.
Viene invece applicato un coefficiente di redditività previsto per la specifica attività.
Il risultato costituisce il reddito sul quale viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Qual è il limite dei ricavi
Il limite ordinario di accesso e permanenza nel regime è fissato a 85.000 euro di ricavi o compensi annui, salvo eventuali modifiche normative che dovessero essere approvate per il 2027.
Per questo motivo, prima dell’inizio del nuovo anno è opportuno verificare la normativa aggiornata.
Il semplice rispetto del limite di ricavi, inoltre, non è sufficiente.
Chi può utilizzare il regime forfettario
Possono rientrare nel regime, in presenza degli altri requisiti previsti dalla normativa, professionisti, consulenti, freelance, artigiani, commercianti e altri lavoratori autonomi.
Occorre però verificare eventuali cause ostative.
Particolare attenzione deve essere prestata, ad esempio, ai rapporti con datori di lavoro attuali o recenti e alla contemporanea partecipazione in determinate società.
Quanto si paga
L’imposta sostitutiva ordinaria è pari al 15%.
Per alcune nuove attività che rispettano specifiche condizioni è prevista l’applicazione dell’aliquota ridotta del 5% per il periodo previsto dalla legge.
L’imposta sostitutiva sostituisce, in linea generale, IRPEF, addizionali e IRAP.
Questo non significa però che il contribuente non debba sostenere altri costi.
Restano infatti da considerare i contributi previdenziali e gli eventuali altri oneri connessi all’attività.
Il punto spesso sottovalutato: i contributi
Quando si valuta il forfettario, uno degli errori più frequenti consiste nel considerare esclusivamente le imposte.
Per determinare il reale carico fiscale è necessario aggiungere la contribuzione previdenziale.
La situazione cambia sensibilmente a seconda che si tratti di un professionista iscritto alla Gestione Separata, di un artigiano o di un commerciante.
Il forfettario conviene sempre?
No.
Un professionista con costi molto elevati potrebbe trovare più conveniente un regime nel quale i costi effettivamente sostenuti possono essere dedotti analiticamente.
Al contrario, per un’attività caratterizzata da costi contenuti, il regime forfettario può risultare particolarmente interessante.
La valutazione deve quindi essere effettuata caso per caso.
Esempio pratico
Un professionista che incassa 50.000 euro non dovrebbe limitarsi a chiedere:
“Quanto pago di tasse?”
La domanda corretta è:
“Quanto mi rimane effettivamente dopo imposte, contributi e costi dell’attività?”
È questo il dato che permette di confrontare correttamente il regime forfettario con quello ordinario.
Cosa verificare prima del 2027
Prima dell’inizio del nuovo anno è opportuno verificare:
- ricavi o compensi conseguiti;
- eventuali cause ostative;
- situazione previdenziale;
- aliquota applicabile;
- coefficiente di redditività;
- previsione dei ricavi 2027;
- costi effettivamente sostenuti;
- eventuale convenienza del regime ordinario.
Conclusione
Il regime forfettario può rappresentare una soluzione molto efficiente, ma non deve essere scelto automaticamente.
La valutazione corretta deve considerare la situazione complessiva del contribuente e soprattutto le prospettive dell’attività.
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