Una premessa fondamentale: aprire la partita IVA non prevede costi diretti. Tuttavia, quando si avvia un’attività autonoma, è necessario considerare anche i costi di gestione, gli adempimenti fiscali, i contributi previdenziali e le imposte che possono incidere in modo significativo sul risultato economico del proprio business.

Aprire una partita IVA è un passaggio importante per freelance, professionisti e imprese. Anche se l’apertura non comporta costi diretti, è fondamentale valutare in anticipo gli obblighi fiscali, previdenziali e contabili collegati alla propria attività. Una consulenza professionale consente di scegliere il regime più adatto, evitare errori iniziali e pianificare correttamente il proprio business.

Aprire la partita IVA: quando conviene davvero?

In questo articolo vediamo quali aspetti considerare prima di aprire una partita IVA: quando è opportuno farlo, quale codice ATECO scegliere, quali sono le differenze tra regime forfettario e ordinario e quali costi fissi mettere in conto.

Aprire una partita IVA ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo (di mantenimento): pertanto, prima di aprirla, meglio fare due calcoli su quanto ammonta il nostro guadagno annuale.

Se si svolge un’attività autonoma occasionale e i compensi iniziano a superare i 5.000 euro annui, è opportuno valutare l’apertura della partita IVA e verificare anche gli eventuali obblighi previdenziali. Sotto questa soglia, invece, può essere utile analizzare con attenzione la situazione, perché i costi di gestione potrebbero incidere in modo significativo sui guadagni.

In questi casi, lo Studio consiglia di valutare la gestione dell’attività tramite prestazione occasionale con ritenuta d’acconto, quando ne ricorrono i presupposti. La ritenuta è una trattenuta operata dal committente sul compenso del collaboratore e rappresenta un anticipo sulle imposte dovute da quest’ultimo.

CODICE ATECO

Nell’apertura della partita Iva, bisogna indicare il codice dell’attività che si vuole svolgere, questo codice viene chiamato Ateco. La definizione del codice attività non è banale e ha un’importanza fondamentale per la valutazione dell’attività ai fini fiscali. La tabella di classificazione delle attività economiche chiamata ATECO 2007 è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

REGIME FORFETTARIO O ORDINARIO, QUALE SCEGLIERE?

Un fattore importante è scegliere il tipo di sistema contabile: regime forfettario o contabilità ordinaria?

Di seguito le caratteristiche ed i requisiti di entrambi i regimi.

REGIME ORDINARIO

I costi per coloro che aprono una partita IVA a regime ordinario riguardano le spese di gestione e i numerosi obblighi contabili, a seconda che il regime di contabilità sia ordinario o semplificato. Le spese ricorrenti sono:

  • diritto annuale per l’iscrizione dell’impresa alla Camera di Commercio, il cui costo da 120 euro (per unità locale) ai 120 euro (per le società semplici inattive o non agricole e per le società tra professionisti);
  • costo del commercialista;
  • contributi INPS;
  • IRPEF;
  • IVA;

REGIME FORFETTARIO

Il regime forfettario è stata un’importante novità in materia di partita IVA ed ha avuto un grande successo sin dalle fasi iniziali.

L’iscrizione con Regime forfettario prevede due tipi di tassazione agevolata:

Nel primo caso, per le nuove partite IVA che rispettano i requisiti previsti, si può applicare il regime forfettario start-up, con imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni di attività. Successivamente, l’aliquota ordinaria del regime forfettario è pari al 15%, entro i limiti di ricavi o compensi previsti dalla normativa vigente.

I contributi INPS variano in base alla gestione previdenziale di riferimento, al tipo di attività svolta e al reddito prodotto. Per questo motivo, prima di aprire la partita IVA è importante verificare l’inquadramento corretto e stimare l’incidenza contributiva complessiva.

Nel secondo caso, ovvero per coloro che hanno già una Partita IVA aperta, invece, si applica il regime forfettario ordinario con aliquota al 15%.

Chi opta per il regime forfettario beneficia di importanti semplificazioni contabili e fiscali, tra cui l’esonero dall’applicazione dell’IVA in fattura, l’assenza di liquidazioni periodiche IVA e una gestione contabile generalmente più snella rispetto al regime ordinario.

  • divieto di rivalsa dell’IVA;
  • divieto di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA;
  • esonero dalla registrazione delle fatture emesse;
  • esenzione dalla registrazione dei corrispettivi;
  • esenzione dalla registrazione delle fatture di acquisto;
  • esonero tenuta e conservazione dei registri e documenti;
  • esonero dalla liquidazione e versamento dell’IVA;
  • esenzione dalla dichiarazione IVA;
  • esonero dall’emissione di fatture elettroniche
  • esonero dalla certificazione dei corrispettivi qualora svolgano le attività previste dall’art. 2 del D.P.R. 696/1996.

I COSTI FISSI

Partiamo dai costi fissi della partita IVA, cioè dalle spese che possono essere dovute indipendentemente dal fatturato generato. La loro entità varia in base al regime fiscale, alla forma giuridica e all’inquadramento previdenziale dell’attività.

Tra questi vanno contemplati, a seconda del regime fiscale applicabile, i diritti cameralii contributi INPS fissi, i contributi INAIL e la spesa del commercialista per la gestione della contabilità.

INPS

Dopo aver ricevuto il numero di partita IVA, è obbligatorio aprire una posizione previdenziale presso l’INPS. Se si usa il canale telematico ComUnica, contestualmente all’inizio attività, ai fini IVA, si può presentare anche l’apertura della posizione INPS. Per alcune tipologie di imprese è obbligatorio utilizzare esclusivamente il canale telematicole aziende con dipendentii titolari e soci di imprese del settore terziario e le aziende agricole autonome.

Le altre imprese possono richiedere l’apertura di una nuova posizione previdenziale anche presso gli uffici territoriali di competenza.

Per quanto riguarda l’INPS, in via generale c’è da pagare un contributo fisso di circa 3.600 annui.

Il pagamento avviene in 4 rate: 16 maggio20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell’anno successivo.

contributi ulteriori a favore dell’INPS per chi non è iscritto a gestioni particolari o ad altra cassa sono pari al 25%.

Per chi invece è iscritto ad altra cassa o forma previdenziale, l’aliquota diventa del 24% sull’eccedente del minimale.

IRPEF

L’IRPEF è l’imposta generale sul reddito delle persone fisiche. Al di fuori dei regimi agevolati, viene calcolata applicando aliquote progressive per scaglioni di reddito.

  • Fino a 28.000 euro: aliquota del 23%.
  • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota del 33% o 35%, a seconda delle disposizioni specifiche di bilancio per l’anno di imposta.
  • Oltre 50.000 euro: aliquota del 43%.

INAIL

Per quanto riguarda l’INAIL, abbiamo l’obbligo di iscrizione nel caso in cui dovessimo svolgere una di quelle mansioni o professioni che la legge individua come pericolose. Non è necessaria per chi ha un’impresa individuale non artigiana.

Secondo quanto previsto dalle norme, è necessario iscriversi all’INAIL nel caso in cui l’attività professionale che andremo a svolgere prevede l’utilizzo di macchinari, apparecchi o anche impianti.

Ogni situazione deve essere valutata in base al tipo di attività, ai compensi previsti, ai costi sostenuti e alla posizione previdenziale del contribuente. Per questo motivo, prima di aprire la partita IVA è consigliabile confrontarsi con un professionista e definire insieme la soluzione più conveniente e corretta.

Hai già una partita IVA o stai valutando di aprirla?

Il nostro Studio può aiutarti a valutare se aprire la partita IVA è la scelta più adatta alla tua attività, stimando in anticipo costi, adempimenti e regime fiscale applicabile.

 

 

Contattaci

ROMA Viale Tito Labieno 7/9 - 00174