
Il versamento del secondo o unico acconto delle imposte rappresenta uno degli appuntamenti fiscali più importanti dell’ultima parte dell’anno.
Per il 2026, la scadenza ordinaria è fissata al 30 novembre 2026, salvo eventuali disposizioni specifiche o proroghe.
La corretta determinazione dell’importo richiede di distinguere il metodo storico dal metodo previsionale e di verificare le regole applicabili alla posizione del contribuente.
1. Che cos’è l’acconto delle imposte?
L’acconto rappresenta un pagamento anticipato delle imposte relative al periodo d’imposta in corso.
Per i contribuenti interessati, l’importo viene normalmente determinato utilizzando i dati della dichiarazione relativa all’anno precedente.
L’acconto versato sarà successivamente scomputato dall’imposta risultante dalla dichiarazione relativa al 2026.
È importante ricordare che il versamento di un acconto non equivale alla determinazione definitiva dell’imposta annuale.
2. Metodo storico: come funziona
Con il metodo storico, il contribuente determina l’acconto sulla base dell’imposta di riferimento risultante dalla dichiarazione precedente, tenendo conto delle regole applicabili alla singola imposta.
Per molte posizioni soggette a IRPEF, l’acconto è pari al 100% dell’imposta di riferimento.
La ripartizione può avvenire in due rate, con percentuali che dipendono dalla tipologia di contribuente e dalla disciplina applicabile.
Esempio numerico: contribuente con ripartizione 40% e 60%
Supponiamo che l’imposta di riferimento sia pari a €5.000.
| Descrizione | Importo |
|---|---|
| Imposta di riferimento | €5.000 |
| Acconto complessivo, 100% | €5.000 |
| Prima rata, 40% | €2.000 |
| Seconda rata, 60% | €3.000 |
Il secondo acconto, in questa ipotesi, ammonta a €3.000.
Per i soggetti ai quali si applica invece la ripartizione 50% e 50%, il secondo versamento sarebbe pari a €2.500.
La percentuale effettivamente applicabile deve quindi essere verificata prima di predisporre il modello F24.
3. Metodo previsionale: quando può essere conveniente
Il metodo previsionale consente di determinare l’acconto considerando l’imposta che si prevede di dover versare per l’anno in corso.
Può essere utile quando si verifica una significativa riduzione del reddito, ad esempio per:
- diminuzione del fatturato;
- incremento dei costi deducibili;
- cessazione o ridimensionamento dell’attività;
- riduzione di componenti reddituali straordinarie.
La riduzione deve però essere supportata da una previsione attendibile.
Esempio: riduzione del secondo acconto
Un contribuente presenta la seguente situazione:
| Elemento | Importo |
|---|---|
| Imposta storica di riferimento | €5.000 |
| Prima rata già versata | €2.000 |
| Seconda rata storica | €3.000 |
| Imposta 2026 prevista | €3.200 |
| Seconda rata previsionale | €1.200 |
Il calcolo previsionale è:
€3.200 − €2.000 = €1.200.
Il contribuente potrebbe quindi ridurre il secondo versamento da €3.000 a €1.200, con una minore uscita finanziaria immediata di €1.800.
La simulazione presuppone che l’acconto complessivo dovuto con il metodo previsionale sia pari al 100% dell’imposta stimata e che non intervengano regole speciali.
4. Il rischio di un previsionale insufficiente
La riduzione dell’acconto non deve essere confusa con uno sconto fiscale.
Supponiamo che l’imposta effettiva del 2026 risulti pari a €3.700, anziché ai €3.200 previsti.
Il contribuente avrebbe versato complessivamente €3.200, con una differenza potenzialmente insufficiente di €500 rispetto all’acconto richiesto.
L’insufficiente versamento può comportare sanzioni e interessi, salvo la possibilità di regolarizzazione attraverso il ravvedimento operoso.
È pertanto opportuno predisporre una previsione fiscale documentata e aggiornata.
5. Acconti dei contribuenti forfettari
Anche i contribuenti che applicano il regime forfettario possono essere tenuti al versamento degli acconti dell’imposta sostitutiva.
La determinazione deve partire dall’imposta di riferimento risultante dal quadro LM, considerando le regole specifiche e le eventuali situazioni che incidono sul calcolo.
Il metodo previsionale può essere utilizzato anche in questo ambito, purché la stima risulti corretta.
6. I principali codici tributo
Tra i codici tributo utilizzati per il secondo acconto figurano:
| Imposta | Codice tributo |
|---|---|
| IRPEF | 4034 |
| IRES | 2002 |
| Imposta sostitutiva forfettari | 1791 |
| Cedolare secca | 1841 |
| IRAP | 3813 |
La corretta compilazione dell’F24 richiede anche l’indicazione dell’anno di riferimento e la verifica della posizione fiscale.
7. Il secondo acconto può essere rateizzato?
Secondo la disciplina ordinaria, il secondo o unico acconto di novembre deve essere versato in un’unica soluzione.
Eventuali disposizioni straordinarie devono essere verificate con riferimento all’anno e ai contribuenti interessati.
La rateazione del saldo e del primo acconto non deve essere automaticamente estesa alla seconda rata di novembre.
8. FAQ
Posso ridurre l’acconto se il fatturato è diminuito?
Sì, quando la riduzione comporta una minore imposta prevista e il calcolo rispetta le regole applicabili.
Il metodo previsionale deve essere comunicato preventivamente all’Agenzia delle Entrate?
In generale non è prevista una specifica comunicazione preventiva per la scelta del metodo, ma è opportuno conservare la documentazione utilizzata per il calcolo.
Cosa succede se verso un acconto eccessivo?
L’importo versato viene considerato nella liquidazione definitiva dell’imposta e può generare un credito, secondo le regole applicabili.
Conclusioni
Il secondo acconto rappresenta anche un’occasione per verificare l’andamento economico dell’attività e pianificare la liquidità di fine anno.
L’applicazione del metodo previsionale può evitare versamenti eccessivi, ma richiede un calcolo attendibile e un controllo del rischio fiscale.
Studio Fabrizio assiste imprese e professionisti nella determinazione degli acconti, nelle simulazioni fiscali e nella pianificazione dei versamenti.
A cura del Dott. Alfonso Fabrizio – Dottore Commercialista in Roma.


